Iperammortamento 2026: guida completa
Nella bozza della Legge di Bilancio 2026 è previsto un cambiamento significativo per gli incentivi legati ai programmi Transizione 4.0 e 5.0: il credito d’imposta verrà sostituito dal ritorno dell’iperammortamento, già utilizzato in passato (dal 2017 al 2019) per favorire gli investimenti in tecnologie Industria 4.0.
La nuova versione del beneficio si presenta aggiornata rispetto al modello originario. Vediamo quindi come funziona, quali investimenti copre e chi potrà usufruirne.
Contenuti dell’articolo
- Come funziona l’iperammortamento 2026
- Le aliquote previste
- Un esempio concreto di calcolo
- Quali beni 4.0 rientrano nell’agevolazione
- I beni 5.0 ammessi
- Requisiti per accedere al beneficio
Come funziona l’iperammortamento 2026
Diversamente dal credito d’imposta – utilizzabile esclusivamente in compensazione – con l’iperammortamento 2026 le imprese potranno maggiorare fiscalmente il costo di acquisto dei beni compresi nei programmi di Transizione 4.0 e 5.0.
In altre parole, il valore del bene viene aumentato ai fini della deduzione, generando un vantaggio fiscale più elevato.
La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Aliquote dell’iperammortamento 2026
La maggiorazione varia in funzione dell’importo investito. Per i beni materiali e immateriali inclusi negli allegati A e B della legge 232/2016, la maggiorazione prevista è:
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
- 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro
- 50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro
Le proposte iniziali prevedevano ulteriori incrementi per interventi legati alla transizione ecologica, ma tale ipotesi è stata eliminata negli ultimi aggiornamenti parlamentari.
Esempio pratico
Supponiamo che un’azienda investa 200.000 euro in un bene agevolabile.
Con la maggiorazione del 180%, il valore deducibile diventa:
200.000 € × (1 + 180%) = 560.000 €
Considerando l’IRES al 24%, il risparmio fiscale ottenuto è:
560.000 € × 24% = 86.400 €
Beni 4.0 agevolabili
Gli emendamenti più recenti stabiliscono che il beneficio si applica solo ai beni prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo.
Per la Transizione 4.0, restano validi gli elenchi degli allegati A e B della legge 232/2016, che includono:
Allegato A – Beni materiali
L’elenco è suddiviso in tre gruppi principali:
- Macchinari e attrezzature controllati da sistemi digitali o dotati di sensoristica avanzata
- Sistemi per la qualità e la sostenibilità
- Dispositivi per l’interazione uomo-macchina, volti a migliorare ergonomia e sicurezza
I beni devono rispettare i 5 requisiti obbligatori previsti dalla norma e soddisfare almeno 2 dei 3 requisiti aggiuntivi.
Allegato B – Beni immateriali
Include software, piattaforme e sistemi digitali connessi ai processi produttivi.
Beni 5.0 ammessi all’iperammortamento
Anche per i beni riconducibili alla Transizione 5.0 vale il vincolo del Made in EU.
Rientrano tra i beni agevolabili:
- Impianti di produzione da fonti rinnovabili
- Sistemi di autoconsumo energetico
- Impianti per lo stoccaggio e la gestione dell’energia
- Impianti fotovoltaici
- Beni 4.0 “trainanti” degli allegati A e B
Chi può accedere all’iperammortamento 2026
Possono richiedere l’agevolazione tutte le imprese che:
- operano in Italia
- acquistano beni strumentali nuovi
- utilizzano tali beni nel proprio ciclo produttivo
- sono in regola con gli adempimenti fiscali
Sono invece escluse:
- le aziende in liquidazione o fallimento
- le imprese soggette a sanzioni interdittive
- i professionisti individuali
Per il settore agricolo è previsto un incentivo alternativo: credito d’imposta del 40%.


