L’altro giorno mentre guardavo con curiosità la partita di Coppa Italia Napoli – Inter, annoiato dal gioco che arrancava, la mia mente ha iniziato a vagare. Nel flusso dei miei pensieri mi sono trovato a pensare: “Ma perché sulla panchina del Napoli siede Rino Gattuso e non, per esempio, Maradona? È stato il migliore giocatore della storia del Napoli ed è ancora oggi il simbolo indiscusso di questa squadra, tra l’altro è anche allenatore!

La risposta a questa domanda è semplice e scontata per me come per tutti gli appassionati di calcio: come allenatore Maradona non è un granché. Nel passaggio tra la carriera da giocatore a quella di coach, Maradona ha compiuto alcuni errori che sono risultati fatali.

Il ruolo di allenatore è molto diverso da quello di giocatore: per quanto meno sotto i riflettori, un allenatore si carica sulle proprie spalle delle responsabilità enormi che schiaccerebbero mentalmente la maggior parte dei giocatori. In pratica l’allenatore diventa un vero e proprio Manager, cosa ben nota in Inghilterra, e come un Manager deve pensare, decidere, agire e a volte sbagliare.

Questa partita mi ha fatto tornare in mente il più grande errore che alcuni manager di azienda commettono, che ha commesso anche Maradona, e che può ostacolare un professionista nella sua corsa verso una carriera ad alti livelli.

Vedi, io e i miei collaboratori interagiamo ogni giorno con manager e ci siamo quindi spesso ritrovati a raccogliere qualche confidenza e a comprendere le complesse dinamiche che si instaurano all’interno delle aziende.

Per questo motivo ho ben chiari i 6 errori che a volte i manager commettono e che spesso ne ostacolano il successo professionale… e sì, uno di questi lo ha commesso anche Maradona, andiamo a vedere subito di cosa si tratta. Buona lettura!

1. Applicare un metro di giudizio sbagliato, o poco oggettivo o troppo basato sull’emotività

Un manager, in genere, decide. E per decidere deve valutare, giudicare. Proprio dalle sue valutazioni e dal suo giudizio dipendono spesso le performance dell’azienda. Se la decisione riguarda un dipendente o un sottoposto, ne va dell’armonia dell’azienda, che è pure un elemento importante.

Ora, le persone tendono ad essere impulsive quando emettono un giudizio. Peccato che un manager non possa permetterselo: le sue decisioni contano. Prima o poi, gli effetti si vedranno e la colpa ricadrà su chi deve ricadere: su di lui.

2. Compiere scelte sbagliate

Applicare un metro di giudizio sbagliato, soggettivo o troppo orientato all’emotività porta a compiere scelte altrettanto sbagliate.

Le cattive scelte che impattano più pesantemente sui destini dell’azienda e sulla carriera dei manager sono le scelte di acquisto. Può capitare che un manager acquisti per conto dell’azienda un prodotto o un servizio di bassa qualità, ovviamente in buona fede… E le conseguenze sono sempre pessime.

Credetemi, non sono state rare le volte in cui un manager si è rivolto a noi a seguito di un acquisto sbagliato. Succede non di rado che un manager si approcci a noi per rimediare.

In questo caso, la storia ha un lieto fine, perché per fortuna noi siamo capaci di garantire servizi di qualità, sia per quanto riguarda la vendita di carrelli usati sia per quanto concerne la vendita di carrelli nuovi, e lo stesso si può dire del nostro servizio di manutenzione.

Tuttavia, non sempre le seconde chances sono così a portata di mano, e gli effetti sulla carriera del manager si rivelano essere a lungo termine, come duratura è la perdita di stima da parte del capo o dei superiori.

3. Non ammettere i propri errori

Sbagliare è umano, e può capitare. In quanto al “diabolico”, lo è non solo perseverare ma anche gestire in malo modo il post-errore. Il primo passo è ammettere l’errore. Molte persone, e quindi anche qualche manager, trovano comodo negare l’evidenza o scaricare la colpa sugli altri.

Ebbene, devi sapere che nascondere la polvere sotto il tappeto o puntare l’indice verso un sottoposto non ti salverà dalla disistima del vostro capo. Piuttosto, potrebbe colpirlo favorevolmente una serena ammissione dell’errore, accompagnata da un impegno sincero per cercare di rimediare. Insomma, ammetti l’errore, chiedi scusa (se c’è da chiedere scusa) e rimedi.

4. Non saper vendere

Lo so, non tutti i manager si occupano di vendita. E infatti non mi riferisco solo alla vendite in senso stretto, allo scambio di beni e servizi. Mi riferisco anche e soprattutto alla capacità di comunicare ai propri partner professionali e commerciali i punti di forza e gli elementi differenzianti dell’azienda per cui si lavora. Possedere questa capacità e metterla in campo significa fare il bene della propria aziende, e in genere chi lo fa riesce a emergere prima degli altri e ad avanzare nella carriera.

Ebbene, questa capacità spesso manca nei manager. Non che sia innata. Anzi, va coltivata con impegno e dedizione. Prendi me come esempio: prendi me come esempio. Quando parlo con un possibile cliente non mi faccio problemi a comunicare, anche con una certa determinazione, il nostro punto di forza: il servizio di manutenzione a costo zero.

Se poi hai dalla tua feedback e attestati di fiducia di chi cliente già lo è, la tua comunicazione sarà ancora più efficace. I nostri feedback recano la firma di molti imprenditori locali, di questo ne andiamo orgogliosi, ma anche di multinazionali come Barilla, Graniti Fiandre, Sicim, Lincotek, Emilceramica, e molte altre...

Allo stesso modo, non mi faccio scrupoli a comunicare un altro tratto distintivo: la tendenza all’innovazione. Perché sì, la Orzi Carrelli è una delle realtà più innovative del suo settore. (scopri perchè)

  • Siamo stati tra i primi ad acquisire le certificazioni ISO 9001 per la Qualità e ISO 14001 per l’Ambiente rispettivamente nel 1999 e 2006.
  • Siamo stati tra i primi a disporre, in questo difficile momento, del servizio di sanificazione carrelli.
  • Nel nostro settore, siamo quelli che investono di più e meglio nell’Information Technology (basta fare una ricerca su Google per accorgersene).
  • Siamo gli unici a offrire un servizio GRATUITO di recupero del 30% della batteria.

Quando comunichi, non si tratta solo di fare bella figura, o di farla fare all’azienda per cui si lavora. Si tratta di adottare un approccio che lega a te il potenziale cliente nell’immediato, anche e soprattutto in una prospettiva di vendita “più corposa”. Se sei un manager, immagina quanto il tuo capo sarà contento, quando gli porterai questi risultati sul tavolo.

5. Mancare di schiettezza e cordialità

Gli imprenditori sono persone concrete. Devono esserlo, se vogliono sopravvivere. Dunque, rapportati con loro in maniera onesta, schietta e sincera. Nondimeno, sii cordial o amichevole se il rapporto che si è instaurato tra di voi lo consente. Questo è un consiglio che vale in ogni ambito, ma ancora di più in un contesto in cui si intrecciano dinamiche di business con la necessità di rapportarsi con un superiore. Niente sotterfugi quindi, zero atteggiamenti ruffiani.

6. Continuare a ragionare come un operativo o un tecnico (ovvero come Maradona)

Finalmente eccoci all’errore che mi è balzato in mente quando ho pensato a Maradona e Gattuso. Il fatto è questo. Se Gattuso è lì dov’è, e Maradona no, il motivo è chiaro: Maradona, una volta diventato allenatore, non ha smesso di comportarsi come un calciatore. Gattuso invece ha cambiato pelle, ha maturato altre competenze. Si è elevato!

Per chi è appassionato di calcio, per realizzare questa semplice verità è sufficiente fare mente locale sulla quantità di attaccanti che Maradona metteva in campo. Gattuso invece, pur avendo un passato da calciatore difensivo, adesso propone un gioco diverso.

Gattuso è cambiato, Maradona no.

Ecco, molti manager fanno lo stesso errore di Maradona, ed è un errore enorme. Si comportano, pensano, valutano e agiscono come se fossero ancora degli operativi, come se fossero ancora dei tecnici. Non vanno oltre le regole che si sono imposti, magari in autonomia, così come in passato non andavano oltre le regole che il ruolo di tecnico e di operativo gli imponeva.

Non pensano con flessibilità, non prendono l’iniziativa, fanno fatica ad assumersi le responsabilità e a provare qualcosa di nuovo. A prescindere da cosa sia questo nuovo: una particolare strategia di marketing, un approccio alla gestione dei dipendenti o l’acquisto di un carrello elevatore presso un’azienda che prima non conoscevano…